Di tutto un po'., Leggilo!, Spruzzi di creatività, Vertigini

io scrivo sempre; soprattutto quando non scrivo.

Non sono mai stata in grado di parlare di me stessa; ho sempre inventato storie che mi aiutassero a fare ciò, che mi permettessero di mettere in bocca ad altre persone – persone fittizie – ciò che stavo sentendo: il dolore, l’amore, la passione, il vuoto, la paura. Ora sto cercando di lasciarmi andare, di dire qualcosa di più, perchè mi sembra giusto donare un pezzo di me alla rete, mettermi veramente in gioco senza averne paura.

I mesi appena trascorsi sono stati mesi particolarmente intensi. Solo ora mi rendo conto che – forse – era tutta la vita che mi preparavo a questo momento, al momento in cui avrei trovato il coraggio dentro di me per cambiare la mia vita, per cambiare la percezione che avevo di me e dei rapporti che vivevo, di tutta la mia esistenza. Proprio quando pensavo che non avrei avuto la forza di fare un solo passo in più, il coraggio che non sapevo di possedere è divampato in me caldo e devastante come la lava di un vulcano inattivo. Era sempre stata lì, l’ho sempre percepita sotto la pelle, ma non ero mai stata in grado di darle un nome, di convogliare tutta quella energia in qualcosa che fosse vero, in qualcosa che fosse veramente Vanessa. E allora ho lasciato che Vanessa si manifestasse, senza più paura di ciò che sarebbe stato, di quello che avrebbe potuto chiedermi, dei voli pindarici che avrebbe voluto spiccare nel cielo infinito.

Ho lasciato che ogni cosa trovasse il suo posto, il suo centro, ed è stato talmente naturale da sembrare tremendamente incredibile. Sono sorprendentemente riuscita a entrare in pieno contatto con me stessa, a sentirmi in ogni cellula del mio essere, ad affondare nella mie sensazioni senza aver paura di non poter respirare.

Ho fatto pace con me stessa, con gli obiettivi irraggiungibili e con quelli che – invece – sono talmente vicini da poterne sentire il sapore tra le labbra. Ho guardato in faccia i miei sogni – i sogni di una vita – e ho sorriso loro, ho iniziato a capire cosa volesse dire lasciarsi colmare dalla pazienza, aspettare che il momento giusto si presentasse di fronte a me in tutta la sua semplicità.

Forse quel momento è appena arrivato. Qualcuno ha voluto porgermi la sua mano, ha voluto accordarmi la sua fiducia, ha pensato che i miei sforzi fossero valevoli e insieme abbiamo piantato una piccola bandierina, simbolo di un primo traguardo, di un primo passo lungo un percorso ancora lungo, ma meraviglioso.

Il frutto degli sforzi dei mesi precedenti si è dunque concretizzato in una raccolta di racconti, di cui vi offro una sinossi più o meno dettagliata per darvi un assaggio di quello che potreste gustare se solo voleste provare a darmi una possibilità: https://www.amazon.it/Vertigini-Vanessa-Ravalli/dp/889402475X/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=vertigini+ravalli+vanessa&qid=1563030884&s=gateway&sr=8-1

“Vertigini” è una raccolta di racconti che dipana la sua trama attraverso sei storie che sembrano – almeno ad un primo sguardo – lontane l’una dall’altra anni luce.

Il loro filo conduttore, però, si svolge con costante ineluttabilità – come un meccanismo che, una volta innescato, non può più essere fermato – e, al pari dei piccoli sassolini luccicanti usati da Hansel e Gretel per trovare la strada di casa, guida il lettore nei meandri della mente umana, svelando al lettore la costante incomunicabilità che affligge i rapporti tra gli individui, ormai sempre più incapaci di ascoltarsi, poiché fin troppo presi dal proprio insano egoismo.

Ciò che accomuna Impasse, Musicalità e Qualsiasi, è l’impossibilità per i loro protagonisti di poter vivere pienamente e serenamente l’amore, senza che questo venga visto come una deflagrazione in grado di distruggere completamente la loro vita, lasciando dietro di sé solo macerie.

Se in Impasse e Musicalità questo sentimento si nutre di ambiguità o di clandestinità, lasciandosi andare agli eccessi di una passione che diviene via via sempre più insana o impossibile, in Qualsiasi l’amore pare non essere contemplato – il protagonista non ne parla mai, in effetti –, un po’ come se i lettori dovessero cercare di immaginare qualcosa che è stato e che ora sembra aver perso tutta la sua consistenza.

Per tutti loro arriverà il momento dell’epifania rivelatrice, ma porterà con sé una rivelazione amara, che spesso i personaggi non saranno in grado di cogliere, lasciando che la loro vita riassorba il colpo imprevisto come se nulla fosse accaduto, come se fosse impossibile anche solo immaginare di cambiare il corso della propria esistenza nel momento in cui la corsa verso il traguardo si fa più disperata e frenetica.

Negli ultimi tre racconti – Modi di dire, Biscotti e Buio – i protagonisti, forse più consapevoli e disillusi, disegnano di fronte agli occhi dei lettori la propria parabola discendente, della quale osservano il declino inevitabile con la stessa cupa rassegnazione di chi si sente schiacciato da un destino imposto da forze invisibili, forze che non hanno nulla di umano. Se l’isolamento dal mondo dei protagonisti dei racconti Modi di dire e Biscotti è fin troppo consapevole, fin troppo studiato, come se il loro destino crudele fosse ammantato di uno snobismo atavico (unica loro arma contro un mondo che non comprendono e nel quale non si riconoscono), in Buio il protagonista è costretto a rifugiarsi nella notte per poter dispiegare pienamente la sua anima tormentata, un’anima che la società ha cercato – in ogni modo – di spegnere, poiché non conforme alle sue aspettative.

Ogni interrogativo sollevato, però, non trova risposta tra le righe di questi racconti, perchè neanche i loro protagonisti sono in grado di capire fino in fondo ciò che sentono e vivono, lasciando che siano i lettori a cercare di capire chi siano veramente le persone che si trovano davanti e quale enigma nascondano, con la consapevolezza che ciò che più conta, in realtà, non è la risposta giusta, ma la domanda giusta.

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